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Escursionismo : Anello del Pilone e del Poggio Castelvecchio, da Montefallonio di Peveragno
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 11/03/24 14:09
Notizia riferita al: 07/03/24
Letture: 508

L'occasione è buona per andare in uno di quei posti che rimandi sempre perché al di fuori dello standard solito delle nostre camminate.
E' capitato questo.
Il meno giovane della Compagnia dell'Anello, Angelo, oggi festeggia i suoi "quatre-vingts ans" (pare che detto alla francese faccia meno “sgiai” degli ottant'anni italiani) e ci offre un ottimo pranzetto presso la sempre ottima “Osteria dalla Badessa” di Montefallonio.
Ma non sia mai detto che di giovedì non facciamo una camminata! E allora dobbiamo inventarci un percorso “aperipranzo” che ci stuzzichi l'appetito.
Guardando le mappe dei bric attorno a Montefallonio scopriamo il Poggio Castelvecchio, che non è un bric qualsiasi, ma addirittura, leggiamo sul sito internet di Archeocarta – la carta archeologica della Regione Piemonte – che nel territorio attualmente appartenente al Comune di Peveragno si sono succeduti in tempi e località diverse tre nuclei abitativi differenti. Il primo fu Castelvecchio (Castrum vetelum), situato nelle zone collinose dove attualmente è la frazione di Montefallonio.
Le testimonianze archeologiche permettono di ipotizzare qui il primo momento di arroccamento e rifugio delle popolazioni locali alle sempre più frequenti scorrerie barbariche di quel periodo, dando vita ad un villaggio fortificato, di epoca tardo-romana (IV secolo D.C).
I successivi insediamenti peveragnesi riguardano il Castello di Forfice, situato nel territorio della frazione Madonna dei Boschi, che compare per la prima volta in un documento del 1151 e in seguito il nuovo villaggio del Castello e la Villa di Peveragno il cui nome compare per la prima volta in un rogito notarile datato 25 settembre 1299.
Ci troviamo quindi a Montefallonio, frazione di Peveragno, il cui nome origina da Monte dei Felloni, dei Ribelli, appellativo comparso dal XIII secolo anche in altre zone italiane in riferimento al diritto medievale, come sinonimo di rottura della fedeltà di vassallaggio tra sovrano e feudatario, evento che qui potrebbe essersi verificato nel periodo di domino dei Marchesi di Monferrato.
Ma veniamo al nostro giro.
Partiamo dal parcheggio dell'Osteria dalla Badessa in Via Valcucca e, zaino in spalla, torniamo verso la chiesa della Madonna delle Grazie imboccando verso sinistra Via Ciarma tra le villette in salita fino ad un bivio ove sulla sinistra, in prossimità della cascina Paralù, si stacca una sterrata che la palina segnaletica indica come “Via dei Morti” con destinazione Pradeboni.
E il nome della via non è a caso, ma dovuto alla strada percorsa un tempo durante i funerali per il trasporto dei defunti al cimitero.
La strada con buon fondo s'inoltra dapprima tra i prati, già di un brillante verde smeraldo evidenziato dal candore della cornice sul crinale di vetta della Bisalta, poi s'inoltra nella Valle Ramblera inoltrandosi nel bosco di latifoglie, in prevalenza castagni.
Con una secca deviazione sulla sinistra guadiamo il Rio Fontanamora e seguiamo la Via dei Morti serpeggiante sul versante Nord-occidendale del Poggio Castelvecchio. La abbandoniamo dopo due tornanti per seguire il ripido sentiero sulla destra. Aggiriamo il versante meridionale e seguiamo una labile traccia che ci porta sullo spartiacque con il versante orientale raggiungendo per cresta il roccione di vetta affacciato sulla Bisalta nonché sulla pianura cuneese e sulla candida corona di vette che la circonda.
Del castello che dà nome al Poggio, oltre a qualche ammasso di pietre, rimane ben poco, ma gli studi archeologici da parte della sopraintendenza dei beni artistici, in collaborazione con l’università di Torino, hanno rilevato che Castelvecchio era validamente difeso dalle scoscese pareti rocciose su due lati, mentre era protetto su quello occidentale, più vulnerabile, da un poderoso sistema difensivo costituito da un muro in pietrame largo circa due metri e da un fossato scavato nella roccia. La sommità e i primi terrazzamenti dell’altura, ricavati dall’uomo con cospicui tagli nella pietra, furono interamente occupati da capanne, in gran parte di legno, fissate alla roccia affiorante, a volte dotate di vani seminterrati nei quali venivano conservate le granaglie.
Fornetti, scorie metalliche e grandi quantità di utensili in ferro confermano la ricchezza e la maestria tecnica degli abitanti. Le attività agricole e pastorali sono confermate dal ritrovamento, oltre che dei resti di frutti e sementi, da oltre un centinaio di oggetti e attrezzi metallici, quali campanacci per animali, zappe, pale, falcetti...
Al centro della spianata della cima, troneggia tra gli alberi un ripetitore con ai piedi, una piccola croce con originale dedica a ricordo dei celibi e delle nubili (?!).
Per trovare il Pilone di Castelvecchio bisogna scendere qualche metro sul versante orientale, ma quello che si trova è in ben misera condizione. L'infiltrazione di acqua dalla parte sommitale ha provocato lo sgretolamento e il completo distacco dell'intonaco e delle relative raffigurazioni murali sulle quattro facciate cancellando ogni elemento di riferimento utile a capire la motivazione religiosa e storica di tale manufatto.
Trovato il sentiero scendiamo su questo versante incontrando poco sotto la Via dei Morti alla cui confluenza uno sbiadito cartello indica la direzione per salire al Pilone e al Poggio di Castelvecchio. Continuiamo la discesa su tale carrareccia fino a quasi raggiungere il punto in cui nella salita l'avevamo abbandonata e svoltiamo a destra su quella che viene definita la “Via Bassa dei Morti”. La seguiamo in leggera ascesa per trecento metri fino ad arrivare presso una radura ove, sulla sinistra (nessuna indicazione), individuiamo la traccia del sentiero che scende verso Montefallonio.
Nella prima parte si nota che trattasi di un percorso un po' in disuso con alberi caduti di traverso (facilmente aggirabili), ma torna facilmente percorribile dopo aver superato una ben tenuta baita.
Un lungo traversone nel bosco e più in basso tra i prati ci riporta in breve a sbucare su Via Valcucca nei pressi dell'Osteria dalla Badessa che ci accoglie con le sue squisitezze per festeggiare degnamente le ottanta primavere dell'amico Angelo.
Escursione effettuata 7 marzo 2024
Compagnia dell'Anello formata da: Adriano, Angelo, Antonio, Doina, Franco, Frank, Gianni, José e Maria Teresa
Località di partenza: Montefallonio 612 m
Punto più elevato raggiunto: Poggio Castelvecchio 850m
Dislivello cumulato in ascesa: 300m
Sviluppo complessivo del percorso: 5,4 km
Tempo in movimento: 2h
Difficoltà: E (vedi scala difficoltà)
fotovideocronaca
Tracciato gps
mappa satellitare Wikiloc
percorso interattivo Relive


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Autore Commento
CompagniadellAnello
Inviato: 17/3/2024 21:00  Aggiornato: 17/3/2024 21:00
Guru
Iscritto: 27/12/2015
Da: Cuneo
Inviati: 682
 Re: Anello del Pilone e del Poggio Castelvecchio, da Mont...
Descrizione del percorso: Adriano
Fotovideocronaca: Adriano, Maria Teresa, Angelo e José
Tracciato GPS: Franco
Elaborazioni grafiche e coordinamento redazionale: Adriano
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