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Escursionismo : Anello del Mombracco, da Trappa di Barge
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 13/03/22 18:16
Notizia riferita al: 03/03/22
Letture: 531

La montagna di Leonardo, il Mombracco o Monte Bracco, non delude mai. Si cammina sospesi tra l'ampia pianura dei frutteti saluzzesi e le severe pareti rocciose del Monviso e dei suoi poderosi contrafforti. Questa volta la Compagnia dell'Anello è salita da Barge fino a Trappa affrontando poi uno straordinario anello tra le storiche cave e ritorno per cresta tra le storiche croci di vetta...
Oggi siamo quasi al completo, manca solo Gianni sostituito da Barbara, e raggiungiamo Barge e quindi la strada per Paesana dove, dopo circa un chilometro, deviamo a sinistra, cartello per Certosa di Mombracco, che raggiungiamo dopo una ripida salita di circa 6 km e parcheggiamo sull’ampia spianata davanti all’Osteria.
Le nebbie mattutine si stanno diradando e il Monviso appare già in tutta la sua magnificenza.
Partiamo sulla strada asfaltata che costeggia le case della Certosa (920m) e proseguiamo su ampia strada sterrata pianeggiante fino al bivio verso Pian delle Monache a destra. Noi proseguiamo dritto sulla strada che si inerpica nel bosco, superiamo il bivio della Borgata Bellavista e raggiungiamo uno spiazzo a quota 1100m dove deviamo su un piccolo sentiero sulla sinistra per affacciarci su un magnifico balcone di roccia a picco sulla pianura sottostante, la vista sarebbe eccezionale se non fosse impedita dalla velatura di smog che ristagna in basso.
Ritornati sui nostri passi abbandoniamo la strada verso la Croce di Envie e prendiamo la strada a destra diretta al Rifugio Mulatero, cartello direzionale, che in comoda salita ci permette di raggiungere la “Porta” delle Cave di Mombracco, un bel passaggio di muri a secco costruito con le pietre delle famose cave di quarzite locale, conosciute anche da Leonardo da Vinci che ne fa cenno in uno dei suoi scritti parigini del gennaio 1511.
Superata la porta ci inoltriamo nella piana di Pian Martino, un lungo tratto pianeggiante ricoperto di betulle accompagnati sulla destra dallo splendore del Monviso con i resti delle antiche cave, fino ad arrivare alla Cava di Pian Lavarino. Proseguiamo sempre su strada leggermente in salita e raggiungiamo la Miniera 3 Fontane , una enorme parete bianca, sembra la Scala dei Turchi siciliana ma con vista sul Monviso, qui incontriamo l’unico tratto con presenza di acqua in questo inverno privo di precipitazioni.
Subito dopo, al bivio per la Croce di Envie, proseguiamo a destra verso il Rifugio Mulatero che raggiungiamo dopo aver percorso un tratto in ripida discesa. Il rifugio (1204m) è aperto, tenuto in ottime condizioni così come l’area che lo precede. Ci fermiamo sui lastroni davanti al rifugio per una breve tappa per godere dell’ampia visuale sgranocchiando qualche leccornia e quindi proseguiamo fino alla Croce di Sanfront (1195m), che si raggiunge dopo un breve passaggio su roccette attrezzate con catene, su una magnifica spianata rocciosa con vista panoramica sulla bassa Valle Po e sul sempre presente Monviso.
Qui scorgiamo, al riparo delle rocce sottostanti, un grosso caprone nero dalle lunghe corna, simili a quelle dello stambecco, che alla nostra vista si rifugia al coperto più in basso e che potrebbe appartenere alla Nera Verzasca, capra selvatica di origini svizzere, ma presente anche in alcuni allevamenti montani.
Ritornati al rifugio risaliamo per un breve tratto la strada già percorsa per poi deviare a destra su uno stretto sentiero diretti alla Croce di Rifreddo. Sul sentiero in ripida ascesa incontriamo vari esemplari di fiori di Dente di cane una delle piante più antiche, apparsa nell’era cenozoica. Raggiungiamo così un nuovo bivio per la Croce di Envie e deviamo a destra in discesa sempre su sentiero ben tracciato fino a raggiungere la Croce di Rifreddo con le bandiere della preghiera al vento (1187m).
Foto di rito e rapido ritorno sui nostri passi per salire alla cima del Mombracco con l’ultima croce di giornata: la Croce di Envie posta su uno spuntone di roccia nel vuoto, quasi la prua di una nave dritta verso il cielo, uno spettacolo (1307m). Qui finalmente facciamo la tappa per il meritato desinare, seduti, ben allineati, sul comodo muretto antecedente la cima, riscaldati dal sole e accompagnati dalle “baggianate” sparate a turno dai componenti del gruppo.
Finita la tappa, all’alzarsi di un vento gelido, decidiamo di scendere a valle percorrendo la strada che al dritto ci porta senza più interruzioni alla Certosa di Mombracco, dove, grazie alla gentile disponibilità della signora in possesso delle chiavi, possiamo visitare l’interno della chiesa con i relativi affreschi, sotto lo sguardo attento di un gatto dentro la sua cuccia.
Note toponomastiche e curiosità
Trappa del Mombracco (Antica Certosa): La storia della Certosa risale agli anni 1248-1250 e in un documento del 1257 risulta una chiesa dedicata a San Salvatore alle dipendenze dell’Abbazia di Boscodon, ancora oggi presente sul lago di Serre-Ponçon. Una successiva chiesa dedicata a Santa Maria è menzionata in un documento del 1274 e nel 1275 la Certosa venne donata all’Ordine certosino di Belmonte “in cambio di una libbra di pepe da consegnarsi ogni anno al mercato di Abries”. Nel 1794, dopo alterne vicende, viene acquistata dai Savoia che la rimettono a nuovo dandola in gestione ad una comunità di frati Trappisti provenienti dalla Svizzera francese. Con la dominazione francese i siti religiosi furono secolarizzati ed il demanio francese cedette la “Trappa”, ex Certosa, ai privati, in particolare alla famiglia Rossetto, che donò la chiesa alla Parrocchia di Barge e si insediò nelle abitazioni circostanti. Il borgo superò verso la fine del 1800 i 300 abitanti ma lo spopolamento delle aree montane di inizio Novecento portò ad un pressoché totale abbandono del sito.
Bracco (Monte): usualmente contratto in Mombracco, il suo nome deriverebbe dal vocabolo celtico 'brac', che significa incolto. E' ricco di rocce metamorfiche, tra le quali predomina lo gneiss, caratterizzate da una elevata scistosità, ovvero dalla tendenza fratturarsi lungo piani paralleli, utilizzate fin dall'antichità per ottenerne lastre sottili impiegate per la copertura dei tetti o per la lastricatura di strade o edifici. A partire dalla seconda metà del Novecento l'attività estrattiva in zona cessò per quanto riguarda lo gneiss, mentre è tuttora attiva l'estrazione della quarzite. La pietra estratta è detta Bargiolina ed è ancora largamente utilizzata. Nel 1511 le cave del monte Bracco vengono citate da Leonardo da Vinci in uno scritto oggi conservato a Parigi presso l'Archivio Nazionale: “Monbracho sopra saluzo sopra la certosa un miglio a piè di Monviso a una miniera di pietra faldata la quale e biancha come marmo di carrara senza machule che è della dureza del porfido...” Ecco il perché del nome la montagna di Leonardo!

Escursione effettuata il 3 marzo 2022
Compagnia dell'Anello formata da: Adriano, Angelo, Antonio, Barbara, Franco G, Frank , José e Osvaldo
Località di partenza: Trappa di Mombracco 921m
Punto più elevato raggiunto: Monte Bracco 1307m
Dislivello cumulato in ascesa: 705m
Sviluppo complessivo del percorso: 14,5 km
Tempo in movimento: 4h 20'
Difficoltà: E (vedi scala difficoltà)
fotovideocronaca
Tracciato gps
mappa satellitare Wikiloc
percorso interattivo Relive


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