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Escursionismo : Anello di Rocca Cernauda, da Colletto di Castelmagno
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 20/10/20 19:25
Notizia riferita al: 01/10/20
Letture: 324

Immenso e superbo giro ad anello tra la Valle Grana e la Valle Maira sullo skyline fluente dalla Rocca Cernauda al Colle della Margherita, che dall'alto abbraccia la sottostante Comba di Narbona e l'omonima borgata fantasma conosciuta anche come la “Pompei delle Alpi”.
In auto, in questa bella giornata d'inizio ottobre, risaliamo la Valle Grana fino a svoltare, all'ultimo tornante prima di Campomolino (la borgata capoluogo del comune “diffuso” di Castelmagno), verso destra sulla stretta carrabile fino a Colletto dove parcheggiamo sulla piazzetta di questa amena borgata.
Zaino in spalla e ci addentriamo tra i vicoli di Colletto per imboccare in discesa il sentiero verso la disabitata borgata La Croce presso la quale troviamo il bivio con palina indicante la giusta direzione per il Colle della Margherita.
Su buona mulattiera, che sale serpeggiando e regalando suggestivi scorci su Colletto e Rocca Cucuja, raggiungiamo gli abitati di Campofei e Grange in parte ben ristrutturati e proseguiamo verso il colletto delle incisioni rupestri e le Grange Sarià. Qui incontriamo un giovane pastore che, dopo aver accudito un agnellino nato nella notte, si appresta a dirigere verso i pascoli il suo numeroso gregge, aiutato da un plotone di volenterosi cani maremmani (in proposito veniamo più tardi a sapere che un nostro compagno - il quale, come al solito, predilige le fughe in avanti - ha avuto uno spiacevole “diverbio” con uno di questi cani...).
Continuiamo in direzione Nord-Est tra le suggestive formazioni rocciose contornanti il Rio di Cauri tra cui la strapiombante Rocca Lingera, raggiungendo il caratteristico Passetto, trampolino di lancio per arrivare in breve al Colle della Margherita sulla dorsale divisoria tra la Valle Grana e la Valle Maira.
Una breve sosta ristoratrice ed iniziamo la lunga camminata sul panoramico sentiero di cresta che gradualmente e con alcuni saliscendi punta al culmine della Rocca Cernauda.
Costeggiamo il Monte Plum e la Rocca Albert (Antonio, collezionista di vette, naturalmente non si trattiene dal raggiungerne le cime) con alcuni passaggi non consigliati per chi soffre di vertigini, pervenendo alla cresta del Balou, che potrebbe essere una possibile via di discesa verso Narbona passando per il colle La Bastia e le Grange Colbertrand.
Ma noi proseguiamo arrivando dopo un ultimo strappo sulla sommità di Rocca Cernauda (2282m), cima già conosciuta dalla Compagnia dell'Anello per averla raggiunta da Celle Macra, con un altro bel giro del 25 Ottobre 2018.
Se il versante Est di questo rilievo appare come un considerevole contrafforte roccioso contornato da ripidi versanti verso il Vallone Albert e la Comba di Narbona, quello Ovest è un pratone quasi pianeggiante che nulla toglie però alla panoramica di vette e di valli che di qui si possono osservare.
Di qui decidiamo di raggiungere Narbona, anziché scendendo la Cresta Balou, proseguendo sul sentiero che passa per Grange Serra, Basse di Narbona, Grange Martini e sul versante orientale del Monte Tibert.
Tanto per farci mancar nulla, dopo una sostanziosa sosta pranzo, ci troviamo (al seguito del nostro solito assaltatore di cime) a salire - anziché seguire la comoda e pianeggiante carrareccia - una quota innominata (2250m), ma che pare sia valevole per la collezione di vette, dalla quale scendiamo a Grange Serra costeggiando un bel laghetto, prezioso abbeveratoio per le mandrie in alpeggio.
Il trovarci tra questi vasti e ricchi pascoli, ci rammenta tuttavia che queste praterie sono il punto d'inizio della filiera dei più pregiati formaggi tipici di questa zona.
Giunti a metà del traversone sotto il Tibert in direzione del Monte Crosette, troviamo la palina indicante la traccia per scendere a Narbona, però con l'avvertenza che il sentiero non è segnato..., infatti dopo poche centinaia di metri non individuiamo più alcuna tacca bianco-rossa, ma per fortuna più in basso incrociamo il nuovo e ben tracciato sentiero che scende dal Monte Crosette.
Lo seguiamo guadando il torrente Narbona, al di là del quale ritroviamo il sentiero perduto, e scendiamo decisi nel vallone sottopassando la Rocca della Morte e raggiungendo le Barriere per proseguire nel valloncello del Rio Salmiria e, dopo le Grange Casalas superiamo i corsi d'acqua La Russa e Tanetta giungendo finalmente ai ruderi delle case abbandonate di Narbona “L’Arbouna”, un villaggio verticale, appiccicato (e protetto) dalla Rocca la Presa, di una trentina di case dove, fino a poco più di cinquant'anni fa, vivevano oltre 100 persone coltivando terrazzamenti e allevando mucche.
Il 17 aprile 1960, l’alta Valle Grana venne sepolta da oltre un metro di neve e le valanghe isolarono la borgata per diversi giorni. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: il richiamo del boom economico divenne irresistibile e iniziò l’esodo. Nell'autunno dello stesso anno se ne andarono le ultime famiglie e Narbona rimase deserta. La speranza degli abitanti era di poter ritornare e quindi tutto restò come cristallizzato con stoviglie e mobili lasciati lì ad attendere... ma non passò molto tempo che, senza la presenza umana, la neve schiantò i tetti di lose e abbatté le baite.
Narbona la “Pompei” delle valli Occitane, dove il tempo si è fermato al 1960, ora è completamente diroccata...
Ma la vita continua... e noi proseguiamo il nostro cammino sul bel sentiero che a mezzacosta discende il vallone. Oltrepassiamo le allegre cascatelle del Rio Combaliere e le Grange Tech lasciando sulla destra il sentiero che scende a Campolino lungo il torrente Narbona (non praticabile quando il torrente è in piena).
Più avanti, superati alcuni passaggi facili e attrezzati con catene, restiamo ammirati a guardare due caprette sulla sommità di un dirupato roccione chiedendoci come siano potute arrivare fin lassù...
Ancora più avanti ci soffermiamo presso il Piloun de L'Arbouna, posto su uno sperone roccioso a strapiombo con vista sulla sottostante frazione Campomolino e, di seguito, il lastrone della “Posa dei morti” a testimonianza che i defunti di Narbona venivano trasportati su questo sentiero per essere sepolti nel cimitero di Campolino.
Giungiamo così a Colletto chiudendo il nostro lungo ed interessante anello fatto di luoghi, storia, cultura e ampi panorami.

Note toponomastiche
Castelmagno: deriva dall'antica torre-castello (castrum magnum 'grande luogo fortificato') che sorgeva presso la borgata Colletto.
Campofei: in occitano Champdarfei, cioè “campo delle pecore”, data la buona vocazione pascoliva dei terreni della borgta.
Cernauda (Rocca): il punto nodale della cima tra le valli Grana e Maira pare significare, come l’equivalente italiano cerniera, una giunzione intervalliva
Narbona (Frazione, Basse, Rio): il toponimo probabilmente deriva dalla voce locale provenzale l'Arboùna 'territorio alberato' ove appare anche evidente il radicale prelatino *nar 'acqua' indicantei luogo ubicato nei pressi di un corso d'acqua

Escursione effettuata il 1° Ottobre 2020
Compagnia dell'Anello formata per l'occasione da: Adriano, Angelo, Antonio, Franco Gianni e Josè
Località di partenza: Colletto di Castelmagno 1258m
Punto più elevato raggiunto: Rocca Cernauda 2282m
Dislivello cumulato in ascesa: 1357m
Sviluppo complessivo del percorso: 19,3 Km
Tempo in movimento: 6h 30'
Difficoltà:EE (vedi scala difficoltà)
fotocronaca
Tracciato gps
mappa satellitare Wikiloc
trailer


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Autore Commento
CompagniadellAnello
Inviato: 22/10/2020 18:33  Aggiornato: 22/10/2020 18:33
Guru
Iscritto: 27/12/2015
Da:
Inviati: 423
 Re: Anello di Rocca Cernauda, da Colletto di Castelmagno
Descrizione del percorso: Adriano
Fotocronaca: Adriano, Angelo, Antonio e Josè
Tracciato GPS, elaborazioni grafiche e coordinamento redazionale: Adriano
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