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Escursionismo : Salita al colle e alla Cima del Pelvo dalla valle Argentera
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 25/08/20 11:37
Notizia riferita al: 20/08/20
Letture: 778

Salita al colle e alla Cima del Pelvo dalla valle Argentera

Località di Partenza: Parcheggio del Pelvo in valle Argentera mt. 1840
Dislivello: mt. 1430
Tempo di salita: 4 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: EE
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 2 Alta valle Susa – Alta val Chisone Fraternali Editore

Il sentiero 614 che unisce il fondovalle della valle Argentera al colle e alla cima del Pelvo non è più in catalogo tra i sentieri del CAI e il perchè lo si capisce bene salendo a questa cima. La traccia originale non è più percorribile per via dei dissesti alluvionali verificatesi nel corso degli ultimi anni sostituita da un’altra in alternativa che percorre le immense pietraie sottostanti la Punta Serpentiera dove una lunga serie di ometti sempre da ricercare segna la via.
La Cima del Pelvo con la dirimpettaia Cima Serpentiera fa parte di una serie di vette separanti la valle Argentera dalla valle di Thuras: le uniche raggiungibili dalla valle Argentera insieme alla più elevata tra tutte, la Punta Ramiere.
Dopo il tratto iniziale nel bosco, raggiunto il rio che di sotto forma una spettacolare cascata, lo si supera e risalendo l’opposta sponda si raggiunge un’ampia radura dove la traccia termina ed inizia il resto del percorso contrassegnato da una interminabile serie di ometti nelle immense pietraie che percorse portano al colle del Pelvo dove la salita alla cima non presenta alcuna difficoltà. Si intuisce che il loro posizionamento sia stato lasciato all’iniziativa individuale: così è stato anche in questa ascesa dove molti ometti sono stati riposizionati e migliorati, altri creati dal nuovo.
La salita alla vetta, stancante, lunga e faticosa, è riservata ad escursionisti con una certa esperienza soprattutto per chi sale a questa cima per la prima volta: non seguire o perdere il riferimento degli ometti vuole dire cacciarsi in una serie di guai.
Da questa solitaria cima vista impagabile sulle valli e sulle cime che le coronano, dalle più immediate alla più lontane.

Giunti a Oulx, in alta valle di Susa, si prosegue per Cesana dove rimanendo paralleli al torrente si raggiunge prima Bousson, poi il bivio per la valle di Thuras, infine Sauze di Cesana. Lasciato l’abitato si perviene al segnalato bivio dove si prende per la valle Argentera superando di sotto la Ripa sul ponte Terribile una volta pagato il pedaggio d’accesso alla valle. Una polverosa strada sale non lontano dal corso d’acqua raggiungendo infine l’esteso pianoro dove a Brusà del Plan la valle Argentera prende corpo. Più avanti, come in parte si restringe, superata la fontana delle Balme si raggiunge il parcheggio del Pelvo dove presso l’area predisposta conviene lasciare l’auto.
Sul posto cartelli di recente posizionamento segnalano il colle del Pelvo a c.ca tre ore. Probabilmente la tempistica si riferisce all’originale traccia, oggi impercorribile. La nuova raggiunge il colle e poi la cima con un lungo percorso d’aggiramento determinando l’allungamento dei tempi di percorrenza. L’attuale impegno di salita, senza soste, richiede per accedere al colle all’incirca quattro ore.
Il sentiero che in piano s’inoltra nel bosco porta più avanti ad un bivio dove si prende la traccia sulla destra perché quella sulla sinistra porta ai piedi della spettacolare cascata dove termina. Senza fatica si sale con ripetute svolte nell’ombroso lariceto per poi abbassarsi la traccia leggermente sul torrente formante di sotto la cascata, che si attraversa, riprendendo a salire l’opposto versante, con svolte e traversi che sempre assecondano la natura del pendio. Lungamente continuando in un ricco sottobosco di rododendri e salici nani, più su, come il bosco si dirada, piegando a sinistra si guadagna un esteso pianoro erboso percorso da rigagnoli, dove la traccia termina come le segnature, mentre appaiono i primi ometti che segnando la via accompagneranno sino al colle del Pelvo. Seguendoli ci si dirige verso il fondo della radura dove si riprende a salire passando tra due rilievi rocciosi. Lambendo una scoscesa paretina si perviene ad una superiore piccola conca oltre la quale il sentiero risale una valletta al centro della quale fluisce una lunga pietraia che si rasenta rimanendo sul suo margine sinistro così come suggeriscono i ravvicinati ometti che si incontrano salendo. Alla sommità, piegando a destra si risale lungamente un ripido pendio erboso-detritico raggiungendo più sopra un’estesa conca a monte della quale s’intravede un’ampia sella sul crinale. Non è questo il colle del Pelvo. La via per raggiugerlo passa per un primo visibile colletto, tutto sul margine destro, raggiunto che si ha su una roccia appare il numero 614 identificativo del sentiero. Più avanti, essendo ancora lontano il colle, appare l’immensa pietraia sottostante la parete sud della Punta Serpentiera che tutta occorre attraversare con la dovuta cautela avendo in vista, sempre sul margine destro della stessa, un altro colletto da raggiungere. L’attraversamento della pietraia, massi di tutte le dimensioni, spesso instabili, richiede attenzione, tempo e fatica. Gli ometti opportunamente predisposti sono di grande aiuto segnando la via. Di passo in passo, con cautela ci si avvicina a questo colletto oltre il quale, ben visibile, appare ora il colle, mentre in alto, sulla destra, spicca la Cima del Pelvo. Percorsa una morenica, detritica dorsale contrassegnata da paletti fungenti da ometti, si raggiunge infine la base dell’ultimo tratto che porta al colle, il più impegnativo, stancante perché occorre risalire faticosamente gli instabili sfasciumi di un ripido pendio. Guadagnato il colle che dà sulla valle di Thuras, la salita alla cima del Pelvo non richiede particolare impegno sempre restando sulle numerose tracce che anch’esse ripide percorrono il detritico crinale che porta alla croce di vetta della Cima del Pelvo mt. 3264 dove la vista s’apre ampissima sui solchi vallivi e sulle cime.
4 ore e 30 minuti c.ca dal fondo valle.
Per non cacciarsi nei guai, dati gli ambienti che si attraversano, è meglio memorizzare nell’ascesa i passaggi chiavi dell’attraversamento sempre ricercando, scendendo, gli ometti così come è stato fatto nel percorso di salita. Volendolo, a monte della valletta con al centro la pietraia, una traccia raggiunge il Caire sperone roccioso precipitante a valle, assai panoramico sul tutta la valle Argentera. Da qui si ha un’ampia prospettiva su tutto il percorso d’ascesa alla Cima del Pelvo.
Il rientro a fondovalle, al parcheggio del Pelvo, si fa ripercorrendo tale e quale il percorso di salita.
3 ore e 30 minuti c.ca dalla Cima del Pelvo.

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