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Escursionismo : Punta Eco e Bric Cassin, da Prato Ciorliero
Autore: CompagniadellAnello (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 03/08/20 22:22
Notizia riferita al: 02/07/20
Letture: 263

Quella percezione, quasi sempre ingiustificata, che ti fa presagire un piacevole evento sempre più imminente, scaturente a volte da una mezza frase o da una foto pubblicata su facebook: era nell'aria, questo giovedì lo potremmo intitolare “Il giorno del ritorno dell'Angelo”... Il “nostro caro Angelo”, come cantava l'indimenticato Lucio Battisti, ebbene sì, dopo un breve esilio (o meglio, rimpatrio) in quel di Romagna, sua terra d'origine, comprensivo del lungo e sfibrante periodo di lockdown da covid-19, è ritornato all'accogliente ovile cuneese, novello Figliol Prodigo della Compagnia dell'Anello. Baci e abbracci (pardon, nuovo saluto imposto da coronavirus – sconosciuto a Cuneo ma in voga in Romagna – contatto in successione di gomito, ginocchio e anca) al ritrovo al piazzale della chiesa di Confreria per la partenza verso la Valle Maira.
Oltre al redivivo Angelo, abbiamo la graditissima presenza di Barbara e Giovanni, consorte e figlio di Jose, per cui oggi eccezionalmente la Menardi Family è al gran completo.
Con le auto raggiungiamo l'abitato di Acceglio al cui inizio, in corrispondenza dell'accogliente Ristorante-Pizzeria “Il Portichetto” dell'amico Rosano Costanzo, si svolta a sinistra per inoltrarsi nel Vallone dell'Unerzio e terminare la lunga cavalcata motorizzata, dopo aver oltrepassato i deliziosi villaggi di Chialvetta, Pratorotondo e Viviere, all'inizio dell'ampio e ameno anfiteatro denominato Prato Ciorliero, ad una quota di m 1940 s.l.m.
Questa è una località che era particolarmente amata dal nostro caro amico Alberto, recentemente scomparso, tant'è che lo scopo dell'odierna escursione era pure d'individuare una 'location' ove installare una targa a lui dedicata per ricordarlo con una commemorazione programmata per il prossimo 18 Luglio.
Da qui iniziamo finalmente la scarpinata al cospetto di una limpidissima giornata soleggiata, rallegrata da una piacevole brezza fresca al punto giusto; la cornice montuosa che fa da contorno ai verdi prati-pascoli, in cui già scorrazza una nutrita mandria di vacche razza piemontese, è spettacolare: a sinistra le bastionate rocciose della Rocca Limburny e del Bric Cassin, sulla destra le minacciose ed aggettanti pareti della Rocca Brancia e della Punta Eco, mentre alle nostre spalle, in lontananza, dietro una lunga catena montuosa ininterrotta, spicca l'imponente mole del re incontrastato di questi luoghi, il Monte Oronaye (Tete de Moise per i cugini francesi), affiancato dalle ancelle Monte Feuillas e Auto Vallonasso.
Ci dirigiamo a Sud-Est, lungo un sentiero con numerose varianti, data l'affollata frequentazione turistica, in ascesa costante ma non faticosa, verso la testata del vallone, coincidente con il Passo della Gardetta m 2437, che raggiungiamo in poco più di un'ora di cammino, dal quale la vista spazia sulla quasi totalità dell'Altipiano della Gardetta, ove si nota il vicino Rifugio-C.A.I. omonimo, nonché l'inconfondibile obelisco (da qui sembra tale) di Rocca la Meja.
La prima cima che ora intendiamo scalare è la Punta Eco – così battezzata sulle cartografie redatte da Bruno Rosano (strano che i cartografi dell'I.G.M. L'abbiano liquidata con una semplice quota, quando in altre zone ci troviamo di fronte a cime quanto meno insignificanti con tanto di nome!) - un'ardita e rocciosa “damigella” della vicina inquietante Rocca Brancia, la cui via di salita “facile” si sviluppa, a destra del Passo della Gardetta, inizialmente risalendo il versante Est, con l'ultimo tratto alpinistico a cavallo della rocciosa cresta Sud Est; il percorso segue una abbastanza visibile traccia segnalata ulteriormente a mezzo di “tacche” di vernice rossa.
Nel tratto (breve) di cresta con più marcata esposizione è stata fissata una catena metallica per assicurare chi ne avesse bisogno (in ogni caso, sconsigliamo questa salita agli escursionisti sofferenti di vertigini); la striminzita vetta, quotata 2707 metri, è caratterizzata dal solito “ciaperet”, mentre su una pietra un po' discosta si nota una targhetta metallica incastonata.
L'intenzione del gruppo era quella di salire soltanto questa cima, ma visto che non tutti i componenti hanno avuto l'ardire di raggiungerla, fermandosi in corrispondenza della su nominata catena, all'unanimità decidiamo di dirigerci verso il vicino (ma non troppo!) Bric Cassin, che stà esattamente dall'altra parte del Passo della Gardetta; con l'occasione possiamo pure alleggerirci degli zaini, visto che per oggi Angelo (diventato quindi per l'occasione anche “Angelo Custode”) decide che può bastare e ci attenderà al colle.
Noi invece proseguiamo, direzione Nord Est, su sentiero ben marcato, a parte un breve tratto dove tutto è franato, verso una depressione del lungo crestone prativo denominato La Piastra, per abbandonarlo (il sentiero va verso il Monte Cassorso) e proseguire verso Nord Ovest fino al primo “ciaperet” delle varie cime del Bric Cassin, quotata 2637 metri.
Dopo averci rifocillati al più volte menzionato Passo della Gardetta, ritorniamo al Prato Ciorliero percorrendo il sentiero segnalato GTA, che rimane sulla destra orografica rispetto a quello più centrale dell'andata.

Note toponomastiche:
Acceglio: l'antica denominazione Ocilium deriva dal latino ad cilium in riferimento alla posizione dell'insediamento allungato sul 'ciglio' del Torrente Maira e alla base del pianalto superiore della valle;
Unerzio: localm. Valoun Unèrsi – Unèrsi, italianizzato in Unerzio, pare risalire all'antico 'sfruttamento comunitario' del territorio. Se invece il toponimo derivasse da Univers, antica denominazione del vallone, potrebbe invece porsi in riferimento all'orientamento del vallone, volto a Nord;
Chialvetta: localm. Ruà Chialvèto o Quiarvèto, il toponimo, dal prov. Cleivetta, corrisponde a 'luogo chiuso tra alte montagne';
Pratorotondo: localm. Pràrioundu, Pratorotondo è un 'prato a forma circolare';
Viviere: corrisponde al cognome francese Vivier, italiano Viviani;
Limburny: presunta alterazione della voce botanica prov. Ambourn, lambourneo (dal lat. Tardo laburnum), è una denominazione che rivela la presenza di piante di 'laborno o maggiociondolo';
Cassin: dal prov. Caso 'luogo pietroso' deriva da tale aspetto del territorio;
Brancia: l'oronimo Brancia, italianizzazione del prov. Branca, 'albero con molti rami', metaforicamente richiama l'immagine di una mano aperta e rivolta verso l'alto;
Oronaye: localm. L'Ourounaio o Oronaio (Tete de Moise, 'Testa di Mosè' su IGN) – Oronaye, radice prelat. *or 'elevazione', trova riscontro anche nel sostantivo greco òros 'montagna';
Feuillas: l'oronimo Feuillas, dal francese feuille 'foglia', trova corrispondenza nella stratificazione lamellare della roccia;
Vallonasso: localmente Valounas, Vallonasso è una 'grande valle aperta';
Gardetta: localm. Pas la Gardèto, italianizzazione del prov. Gardètto 'luogo panoramico, adatto alla sorveglianza del territorio;
Cassorso: localm. Lou Cassuèrs, Cassorso si affianca etimologicamente a Cassin 'luogo pietroso'.

Escursione effettuata il 2 Luglio 2020
Compagnia dell'Anello formata da: Angelo, Antonio, Franco, Josè e Osvaldo con la gradita partecipazione di Barbara e Giovanni
Località di partenza: Prato Ciorliero di Acceglio 1940m – Valle Maira CN
Punto più elevato raggiunto: Punta Eco 2707m
Dislivello cumulato in ascesa: 1019m
Sviluppo complessivo del percorso: 9,6 km
Tempo in movimento: 4h
Difficoltà: EE (vedi scala difficoltà)

fotocronaca
Tracciato gps
trailer


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Autore Commento
CompagniadellAnello
Inviato: 4/8/2020 13:08  Aggiornato: 4/8/2020 13:08
Guru
Iscritto: 27/12/2015
Da:
Inviati: 411
 Re: Punta Eco e Bric Cassin, da Prato Ciorliero
Descrzione del percorso: Antonio
Fotocronaca: Antonio, Josè e Angelo
Elaborazioni grafiche e coordinamento redazionale: Adriano
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