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Come eravamo : Autoscatti (Corsica in sci, 1978)
Autore: vecchiomio (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 25/05/20 15:36
Notizia riferita al: 25/05/20
Letture: 224
Come eravamo

Il soldato della Legione Straniera Francese di guardia davanti alla caserma del Col di Vergio, in Corsica, si starà domandando dove vadano i due ragazzi con la barba che fanno l’autostop, con grandi zaini su cui sono appesi sci, scarponi, piccozza e corda, sulla strada asfalta deserta, lì davanti alla garitta, quando tutto intorno è un tripudio di verde e profumo di resina di pini. Noi invece ci domandiamo cosa ci faccia lui, nella Legione Straniera, se abbia rapinato qualche banca o accoltellato un rivale in amore o se più semplicemente era stufo di una paga da fame per pulire i cessi della Gare de Lyon e di dormire in una soffitta con altri due immigrati e molti scarafaggi. Noi comunque stiamo tornando a casa, è stata solo una breve parentesi di neve primaverile e aria marina, lui invece potrebbe averne ancora per molto, la ferma della Legione è di 5 anni.
Tre giorni prima, alla pensione di Vizzavona, il bel tempo della sera ci aveva infuso grande fiducia per il giorno successivo. Però a me aveva anche portato pensieri grigiastri: era il giorno del mio ventiquattresimo compleanno, di lì a pochi mesi avrei dovuto presentare la tesi, laurearmi, ok, e dopo?. -Se fossi più “normale” pensavo- in questo momento dovrei essere in una discoteca…ma mi pare che non suonino il blues nelle discoteche, che ci farei?...in effetti, però, sarei potuto andarci per le ragazze (sì, quegli esseri strani che ogni tanto ti filano, ma dopo ti rimane un dubbio, il dubbio che non eri tu l’oggetto delle loro attenzioni, ma che volevano solo accertarsi di essere abbastanza carine da interessare ad uno qualsiasi dell’altro sesso) quello sì sarebbe un ottimo motivo! Anche Gianfranco non è un viveur da discoteche. E chissà se da vecchi saremo gente da divano, Stop con filtro e Gran Premio di Formula 1 alla domenica? Improbabile: a Gianfri piacciono le moto e a me gli elicotteri. E il fumo del toscanello o della pipa non lo respiro, non lo farò mai diventare un vizio, e comunque, anche se fosse, mi sembra che i vizi abbiano pregi che le virtù non hanno. E poi il mezzo toscano la sera dopo cena mi fa sentire in pace e pure più saggio, nel caso la barba non bastasse. Ci sono le stelle che brillano proprio come fanno le stelle in una notte serena senza smog e senza luci intorno e si respira la stessa aria leggera di mare e boschi che soffiava a Savona, al tempo delle lucciole, un secolo fa sembra, quando non sapevo che con gli sci si potesse anche andare in salita. Non c’è nessuno in giro, la chiamano “stagione morta”-.
Nella piccola sala da pranzo del Rifugio di Pietrapiana la foto con l’autoscatto è venuta mossa e un po’ scura e contrastata: l’Exacta non aveva l’esposimetro, dovevo andare a uzzo nella scelta di tempi e diaframmi: le foto così brutte si dovrebbero buttare, ma io l’ho tenuta perché a guardarla attentamente si nota la carta geografica della Corsica, appesa alla parete, al centro, così anche molti anni dopo avrei saputo dire dov’ero.
Per arrivare alla piana di Campotile c’è un pendio ripido da salire con gli sci a spalla - uno scherzetto per gente come noi che ha in programma per l’estate la Nord del Granpa- e poi si scende in un canalone ampio e con neve irregolare, dura come il marmo che fa vibrare le punte degli sci e soprattutto le rotule e rintronare la testa…qui non bisogna cadere, rompersi una gamba o un polso sarebbe un vero guaio, chissà se qualcuno verrebbe a recuperarti, anche perché come lo avvisi? Non succederà, a noi non può succedere, abbiamo il fuoco dell’avventura che brucia ogni timore e alimenta il desiderio di scoprire se dal colle si vedrà il mare. Si, eccolo, da qui lo vediamo, sembra fondersi con l’azzurro lattiginoso del cielo, sembrano essere una cosa sola , l’orizzonte è scomparso, proprio come doveva essere in principio, quando le acque non erano ancora state separate dall’aria e non esistevano colori e sfumature. Forse.
L’ultima tappa del nostro piccolo raid si conclude al Col di Vergio, davanti alla caserma della Legione Straniera, poi con l’autostop e il pullman arriviamo a Bastia e con l’aereo a Nizza, in tempo per la cena grandiosa dagli zii di Gianfranco e ci resta ancora la prima metà della notte sulla Cinquecento che romba tutto quel che può sul colle di Tenda per arrivare a casa, un po’ tardi, con gli occhi che non vogliono più saperne di stare aperti: sì, in effetti avevi ragione tu, Gian, era meglio fermarsi a dormire a Nizza.

Che tutto questo sia successo tanto tempo fa lo si deduce anche dagli appunti -10 righe appena- sul quaderno, dove al fondo si legge: “Spesa lire 100.000, di cui 54.000 di aereo Nizza-Ajaccio e ritorno”.

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