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Escursionismo : Un anello per il colle, il rifugio e la Punta Barant sul sentiero dell'Autagna
Autore: Beppe46 (Notizie dello stesso autore)
Notizia inviata il: 14/10/19 10:38
Notizia riferita al: 11/10/19
Letture: 269

Un anello per il colle, il rifugio e la Punta Barant sul sentiero dell’Autagna

Località di partenza: Ponte della Biava sul Pellice mt. 1023
Dislivello: mt. 1403
Tempo di salita: 4 ore e 30 minuti c.ca
Tempo di discesa: 3 ore e 30 minuti c.ca
Difficoltà: E
Riferimenti: Carta dei sentieri e stradale 1:25.000 n° 7 Val Pellice Fraternali Editore

Al ponte della Biava, sulla via che da Bobbio Pellice porta a Villanova, parte la traccia dell’Autagna, un ampio sentiero che tutto percorso termina alla Colletta, all’ultimo tornante sulla strada che dalla Conca del Pra sale al col Barant. Certamente antecedente a questa, il sentiero dell’Autagna è una vecchia mulattiera militare realizzata a suo tempo per collegare rapidamente il fondovalle Pellice con l’attiguo vallone dei Carbonieri dove sorge il rifugio Barbara. Progettato e realizzato ingegnosamente con cura dai nostri soldati sul finire dell’ottocento, questo sentiero è stato per anni lasciato all’abbandono prima del suo ripristino che l’ha reso nuovamente fruibile. Partendo da fondovalle, dal ponte della Biava, senza mai cessare di salire, con ripetute svolte e lunghe diagonali ascendenti la traccia transita più su nei pressi del panoramico Castellus. Rasentando poi per via l’imponente Agugliassa, questo sentiero termina alla Colletta poco prima del giardino botanico Peyronel sulla via per il col Barant. Ampio, sempre visibile, segnato, presenta tratti di muretti a secco tutt’oggi ancora ben conservati che lo proteggono a monte e lo sorreggono a valle, trovando sempre la via d’ascesa prima nel chiuso della faggeta, poi nel lariceto. Alla Colletta, dove termina, s’immette sulla strada che dalla Conca del Pra sale al Col Barant, dove una vecchia costruzione militare è stata trasformata in rifugio. Senza alcuna difficoltà si sale infine alla assai panoramica Punta Barant dove la visuale s’apre ampissima sui monti sino alla pianura. Volendo sviluppare un anello si torna a valle percorrendo l’interminabile pista militare che a svolte scende alla Conca del Pra dove si può decidere di raggiungere Villanova per strada, meglio ancora per il tortuoso sentiero che si snoda sulla sponda destra del Pellice.
Per strada, utilizzando per via tratti di sentiero, da Villanova si scende infine al ponte della Biava.
Il sentiero militare dell’Autagna è assai frequentato dai bikers esperti che lo utilizzano appropriamente per scendere a valle raggiunto che hanno il col Barant dalla Conca del Pra o dal vallone dei Carbonieri.

Oltre gli abitati di Villar e Bobbio Pellice sulla via per Villanova, superati i minuscoli insediamenti di Rostagni e Cairus, fatte alcune svolte, nel punto in cui la valle si ampia si stacca sulla sinistra uno stradello che supera il torrente Pellice al ponte della Biava. Dove un’indicazione suggerisce come raggiungere il col Barant per il sentiero dell’Autagna non è difficile trovare dove parcheggiare.
Superato il corso d’acqua e preso la stradello che sale, al bivio che segue si tiene la destra raggiungendo più su, oltre il rio, un rudere, probabilmente la caserma in uso ai soldati addetti alla costruzione del sentiero. Poco prima, una segnatura in biancorosso su un albero segna il punto in cui parte il sentiero dell’Autagna che costeggiando inizialmente il corso d’acqua raggiunge un ripiano pascolativo dove facendo inversione subito s’addentra all’interno della faggeta. Sino alla Colletta ci saranno da superare più di mille metri di dislivello e questo la traccia lo fa con un’infinita serie di svolte alternate a diagonali ascendenti trovando sempre una via d’uscita su un pendio che salendo diventa sempre più ripido. Essendo questo che si percorre un sentiero militare, genialmente e con cura soluzioni sempre appropriate risolvono i problemi che s’incontrano per via.
Singolare è il primo tratto all’interno della faggeta. A traversi su misura di come è costituito il pendio, seguono ampie svolte protette a monte e sorrette a valle da estesi muraglioni tuttora in ottimo stato di conservazione che denotano ingegno e applicazione non che un duro lavoro manuale svolto da chi ha costruito questo manufatto. Con una lunga diagonale ascendente la traccia s’addentra poi all’interno del vallone della Biava dove, cambiando esposizione e aumentando l’altitudine, ai faggi si sostituiscono via via i larici. Come la vegetazione arborea si riduce la visuale s’apre sulla valle e sui monti all’apposto dove primeggiano il Cornour, il Bucie, il Malaura, infine il Palavas. Superati tratti soleggiati su pietraia si riprende poi a salire a svolte e traversi quasi regolari raggiungendo più sopra delle indicazioni, nei pressi del panoramico Castellus, dove parte una traccia che scende direttamente a Villanova che si potrebbe utilizzare qualora si volesse abbreviare il percorso. Continuando sempre per il Barant, e sempre guadagnando quota allo stesso modo, si perviene più su al punto in cui parte il sentiero Quiotta per la Conca del Pra. Un’indicazione sbiadita dice però che è riservato ad escursionisti esperti trovando probabilmente per via tratti un tantino esposti. Il sentiero che più sotto porta direttamente a Villanova e questo sentiero Quiotta non sono riportati dalla carta Fraternali. Le ripetute diagonali ascendenti che seguono da una parte e dall’altra del pendio, assai regolari e uguali, portano più avanti a rasentare un notevole ammasso, più su ad un colletto dove sulla sinistra emerge la Gugliassa, un roccioso dente a punta che presenta un notevole sviluppo sul quale recentemente sono state aperte alcune vie. Con già in vista la Colletta il sentiero affronta infine l’ultimo tratto nel rado lariceto, con sottobosco di cespugli di ontano nano e rododendri, ancora con una serie di diagonali ascendenti che si restringono salendo. L’ultima, la più lunga, consente infine di uscire alla Colletta dove al tornante ci si immette sulla strada militare che dalla Conca del Pra sale al rifugio al col Barant. Avendo in vista tutta l’alta val Pellice, fuori dalla bosco, un interminabile tratto moderatamente ascendente porta la strada a rasentare il giardino botanico Peyronel, infine, fatte ancora un paio di svolte, il col Barant che immette nel vallone dei Carbonieri. In loco una vecchia casermetta militare oggi è stata trasformata in rifugio. Tornando di poco sui propri passi una debole traccia porta facilmente in vetta alla Punta Barant mt. 2426 priva di qualsiasi segno identificativo. Da questa vetta panorama ampissimo sulle valli e sui monti dello spartiacque Pellice-Po, sul Monviso e sui monti di confine dove primeggiano il Bucie ed il Palavas.
4 ore e 30 minuti c.ca dal ponte della Biava.
Volendo sviluppare un anello si scende ora alla Conca del Pra stando sull’interminabile, ampia strada che porta a valle compiendo una lunga serie si svolte e traversi. Al bisogno non è difficile individuare le scorciatoie che abbreviano la via. Giunti al fondo si supera il greto del torrente Pellice, che in questo punto sparisce poiché le acque scorrono sotto i ghiaioni, subito salendo alla strada. Trascurata quella che porta al rifugio Jervis si prende a destra superando più avanti di nuovo il torrente sul primo ponte dove termina il sentiero Quiotta. Al successivo, presso la svolta che anticipa l’attraversamento del corso d’acqua che qui riprende a scorrere, si deve decidere se raggiungere Villanova per strada, e la cosa non presenta difficoltà di sorta, o per il sentiero che si snoda sulla sponda destra del Pellice. Se così si decidesse di fare occorre sapere che si affronterà un lungo tratto assai tortuoso, dove si attraversano ambienti tipicamente montani, ruscelli, estese pietraie, rocce affioranti, diversi saliscendi, pur essendo la traccia sempre visibile e ben segnata in biancorosso. Imperdibile. Ad un primo tratto piuttosto regolare segue quello intermedio dove si sale e poi si scende a svolte lungamente su pietraie sin in greto al torrente dove all’apposto spicca la notevole cascata del Pis. Il tratto terminale è il più spettacolare in quanto la traccia attraversa una zona costellata di enorme roccioni accatastati stando quasi in riva al corso d’acqua che qui forma grosse pozze e spumeggianti cascate. Lungamente continuando si giunge infine al punto in cui parte il sentiero terminante più su sull’Autagna, più sotto al ponte sul Pellice, più avanti all’abitato di Villanova. Per tornare al ponte della Biava occorre necessariamente fare un tratto di strada, normalmente priva di traffico, dove è possibile praticare sentieri e tratti di stradello come quello che porta alla seconda svolta discendente. Qualsiasi scelta si faccia si giunge infine alla ponte della Biava dove questo lungo anello si chiude.
3 ore e 30 minuti c.ca dalla Punta Barant.

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